Le ricchezze: l'ingiusta e la vera… ||| La vera interpretazione della parabola dell'amministratore disonesto si legge oggi. Gesù esorta a “procurarsi amici con la disonesta ricchezza, perché quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne”. Se quell'amministratore ha cercato di assicurarsi un avvenire tranquillo, procurandosi amici con la frode, a maggior ragione i discepoli di Gesù debbono essere scaltri, e prepararsi una degna accoglienza nel Regno dei cieli, dato che alla morte la ricchezza non potrà essere più d'aiuto. Il che significa servirsi ora delle ricchezze per il bene di altri uomini. “Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto. Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera?” Dio ci ha affidato il poco, cioè i beni della terra. Dobbiamo essere buoni amministratori di questo deposito, secondo la volontà del suo padrone, usandolo non solo a nostro profitto, ma anche al servizio degli altri. Allora Dio ci affiderà la ricchezza vera: il Regno. Gesù enuncia un'altra verità: “Non potete servire a Dio e a ricchezza”. E' un'alternativa inconciliabile. Dobbiamo scegliere o il regno di Dio e la sua giustizia o il denaro e la sua ingiustizia, “perché dov'è il nostro tesoro, lì sarà anche il nostro cuore”. Alla fine del brano è detto che “i farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si beffavano di lui”. Il credente sa che il Cristo salva non con mammona e il potere, ma con la povertà e l'amore della sua croce. Per questo "da ricco che era si fece povero per arricchire noi con la sua povertà, e fu crocifisso per la sua obbedienza.
Source: Santo del Giorno